Lei così amata
Questo romanzo racconta una storia - in gran parte vera - in ogni suo particolare. Perché anche l'inquadratura più marginale può servire a mettere a fuoco un personaggio raro e bellissimo come Annemarie Schwarzenbach. Scrittrice, archeologa, fotografa, giornalista, viaggiatrice, Annemarie è una donna sempre in attesa, sempre in fuga dal suo inquietante paradiso perduto. Una donna che non smette mai di cercare. Parole per i suoi libri, immagini per i suoi reportage, donne da sedurre, uomini da incantare. Solitudine e coraggio per rifiutare ogni ruolo definito, la sua ricca famiglia di industriali, il fatale gioco di specchi con la madre Renée. Amore in cui annullarsi e, ogni volta, rischiare l'equilibrio. "Quanto a lungo ancora dobbiamo non vederci?", chiede all'amico che la sfugge prima di fuggire anche lei, sempre più lontano, a costruire un labirinto in cui perdere tutti gli altri e ritrovare, alla fine, se stessa.
Chi è davvero Annemarie? La sconcertante creatura dal corpo efebico di cui facilmente ci si innamora per il suo sapere sempre essere altro? O è l'appassionata e autodistruttiva amica dei figli di Thomas Mann, i "gemelli terribili" Klaus e Erika? è la sofisticata e indipendente consorte del diplomatico francese Claude Clarac? è la scrittrice alla deriva nell'Europa incendiata dal Nazismo, sradicata dal rifugio in Engadina e proiettata negli esili d'Oriente, nei deserti di Persia e Babilonia? O la morfinomane, la schizofrenica che si smarrisce in un viaggio ai limiti della propria identità, dal Bellevue Hospital di New York fino alla giungla tropicale del Congo - lo spazio al di fuori del tempo in cui ritrovare le parole che potrebbero guidarla fuori dalla notte e salvarla dalla follia, da se stessa, dal mondo?
Lei così amata, come recita il verso di Rilke, è tutte queste donne e insieme nessuna.
Oggi il fascino enigmatico di questa vita irregolare e brevissima (1908-1942), consumata sullo sfondo della società letteraria cosmopolita degli anni Trenta, rivive trasfigurato nel ritratto visionario che Melania Mazzucco le dedica, muovendosi in bilico tra invenzione fantastica e documento, contaminando il racconto con lettere, diari, fotografie e filmati d'epoca per evocare l'immagine indelebile della sua Annemarie Schwarzenbach - "irraggiungibile, misteriosa come un angelo senza sesso, serio e terribile".