Ieri noi, oggi loro: emigranti allo specchio
Trascrizione di una parte dell'intervento di Melania G. Mazzucco e Gian Antonio Stella al Festival delle Letterature di Mantova
Settembre 2003
S: Eccoci qua grazie a tutti di essere venuti domenica pomeriggio, per fortuna c"è un po" di venticello, grazie di essere venuti. Davvero una sorpresa che siate così tanti così come è stata una sorpresa molto piacevole il successo davvero superiore a tutte le aspettative prima del saggio L"orda sull"immigrazione italiana o meglio sulla xenofobia anti-italiana e poi ancora di più il successo ancora più grande di Vita il romanzo di Melania Mazzucco che tra l"altro ha vinto anche il Premio Strega che come tutti voi sapete è uno dei più importanti premi letterari italiani. Sono due soddisfazioni sul piano ovviamente editoriale per la Rizzoli che è la casa editrice di entrambi questi due libri sul piano personale per me e per Melania ma credo anche sul piano proprio della, come dire, della coscienza civile di vedere che evidentemente abbiamo toccato delle corde che per troppo tempo erano state così trascurate; corde che evidentemente però eran lì sotto… e come siamo andati a titillarle hanno fatto emergere una… avranno fatto riemergere un dolore che evidentemente era dentro il cuore di tutti gli italiani… nessuno di noi, nessuno è privo di qualche parente, qualche zio, qualche nonno, qualche papà, qualche cugino che se ne sia andato in America, in Australia, in Francia, insomma all"estero a guadagnarsi il pane e quindi questo grande dolore che faceva parte proprio della memoria collettiva sia pure tenuto così sotto da una, secondo me, sbagliatissima politica culturale della memoria nel nostro paese pare essere riemerso ed essersi via via riappropriato di questo pezzo di storia comune. è così?
M: Sì, è così io ho sempre conosciuto la storia che poi sarebbe diventata la storia di Vita perché mi era stata raccontata quando ero bambina, alla fine però di questa storia erano rimaste pochissime scene e io sapevo che era importante la storia di questi due ragazzini che vanno in America perché mi sembrava che raccontasse appunto la storia di milioni di italiani, però così come è stato per me forse anche per tanti italiani è una storia che alla fine si è dimenticata perché le famiglie stesse se ne vergognavano proprio per quello che avevano subito in America e altrove nel mondo e di cui parleremo anche oggi. Quindi pian piano essere emigrati, essere tornati o avere i parenti d"America, d"Australia, di Germania era una specie di vergogna. Chi era andato via era molto povero, e quindi dover dire che nella propria famiglia c"era qualcuno che era andato via significava rivelare, denudare la cicatrice, il marchio, l"origine e quindi pian piano così come l"Italia cambiava pian piano nelle famiglie si è inabissato il ricordo delle partenze e poi di tutto quello che dopo la partenza c"era stato… quindi sofferenze spesso fallimenti e soprattutto l"imbattersi in una realtà di razzismo molto forte. Ecco questa storia alla fine si è persa e io sono cresciuta invece negli anni "70 e "80 nei quali l"Italia stava diventando una grande nazione, a noi ci facevano credere di essere addirittura diventati la quinta nazione industriale del mondo e quindi sembrava un passato così lontano questo della nostra emigrazione, e io stessa avevo perso il vero interesse per la mia storia cioè per la storia di mio nonno e nel tempo però qualcosa stava cambiando e me ne sono accorta negli anni "90 quando l"Italia stessa è diventata invece un paese nel quale arrivavano, incominciavano ad arrivare le orde fra virgolette di immigrati che cercavano qui qualcosa che non avevano evidentemente nel loro paese. Io stessa all"inizio degli anni "90 studiavo cinema a Roma e mi sono dedicata a fare documentari su una realtà che appunto era bruciante, era immediata, qualcosa che stava accadendo: l"arrivo degli altri, di loro. E mentre facevo questi documentari intervistavamo decine di ragazzi albanesi, marocchini, africani, del sud America. Si accampavano nelle nostre città, dormivano in pensioni sovraffollate, dormivano sotto i ponti, nelle baracche lungo il Tevere. Ecco ascoltando le storie di questi ragazzi io ho avuto uno forte shock culturale perché mi sono resa conto che questa era la storia di mio nonno, era esattamente la stessa storia, quindi era una storia che non era finita e la cui dimenticanza era un vero delitto, un delitto personale, familiare… significava rinnegare la nostra storia però anche un delitto culturale in un intero paese che stava cancellando la sua storia. L"Italia è l"unico paese occidentale che ha avuto una vicenda migratoria così forte, così radicata nella cultura familiare di tantissimi italiani. Non ce l"ha questa storia nessuno degli altri paesi che siedono nel cosiddetto G8, G7, quello che è. E quindi questa era una grande ricchezza che noi avevamo, non era il marchio della nostra miseria, era il segno della nostra diversità di questo paese a metà strada fra appunto i grandi paesi, i cosiddetti paesi che si svilupperanno che cambieranno. La storia del cambiamento del nostro paese era la storia del cambiamento della mia famiglia e a quel punto la sua attualità cioè l"attualità di una storia perduta mi sembrava davvero bruciante e lì mi sono decisa a riraccontarla questa storia e mi sono resa conto mentre scrivevo che in effetti a volte gli scrittori intercettano un sentimento collettivo ed era proprio questo, della riscoperta. All"inizio quando ho cominciato a fare ricerche mi sembrava che su questo argomento non ci fosse quasi niente o comunque c"erano libri ormai già storici, già vecchi fra virgolette e invece le cose sono cambiate quindi c"è stato da una parte un grandissimo interesse storico, per la storia della nostra emigrazione sono usciti dei libri importantissimi su questo e dall"altra poi appunto un sentimento collettivo che ha prodotto un incrocio vero di libri e curiosamente appunto i nostri sembrano in un certo senso l"uno la spiegazione dell"altro.
S: Sì perché qui c"è una cosa appunto che mi ha colpito molto quando ho cominciato ad approfondire il tema, ed è proprio questa rimozione che c"è stata. Stiamo parlando di un fenomeno
che ha riguardato 27 milioni di persone dal 1876 quando si è cominciato a contare le persone che se ne andavano fino al 1976 quando, per uno di quegli scherzi che fa la storia, a distanza esattamente di 100 anni da quando avevamo cominciato a contare gli emigrati si è invertita, si sono invertiti i numeri cioè quelli che hanno cominciato ad arrivare sono stati di più di quelli che continuavano ad emigrare nel 1976. C"è stata una rimozione basata io credo proprio su quanto raccontava, diceva adesso Melania cioè su quest"idea che ci fosse in qualche modo da vergognarsi dei nostri emigranti e lì c"è, io credo, e vorrei sentire appunto anche il parere tuo, un equivoco di fondo sull"idea del patriottismo, cioè qualcuno, secondo me stupidamente, pensa che sia patriottico dire "i nostri emigranti erano diversi". Io invece credo che sia patriottico dire "i nostri emigranti sono partiti da condizioni difficilissime, spesso disperate, sono partiti facendo gli errori che hanno fatto tutti alle prime emigrazioni del mondo"; i primi emigrati sono sempre maschi, in genere, tra i 20 e i 40 anni che si sono venduti tutto e che hanno dei cuccioli e una femmina a casa che devono sfamare. E questi sono dei lupi, sono dei lupi nobili se vogliamo, ma sono lupi, devono sopravvivere e pur di sopravvivere a volte capita che diano una azzannata sbagliata, a volte capita che facciano delle cose brutte, a volte capita anche che combinino dei guai davvero molto, molto grossi. Poi, poi invece alla lunga arrivano… l"emigrazione cambia struttura, arrivano le donne, arrivano i bambini e lì con una donna e lo dice anche il romanzo di Melania, viene fuori l"emigrazione matura, quella più matura, quella che mano a mano si inserisce davvero in una società e la donna, la protagonista principale dell"emigrazione positiva, positiva e la donna arriva in genere, anche se in questo caso con le badanti abbiam visto talvolta è un fenomeno diverso, arriva in genere più tardi. Il vero patriottismo io credo che sia questo, dire "siamo partiti spesso con il piede sbagliato" ma anno dopo anno, decennio dopo decennio, siamo riusciti a dimostrare che siamo un popolo per bene, siamo un popolo di gente che ha voglia di lavorare, siamo un popolo che si dà da fare, siamo un popolo che è riuscito a guadagnarsi la stima, l"amicizia, l"affetto, la riconoscenza da parte dei paesi in cui siamo arrivati. Ma sul fatto che una volta fossimo partiti col piede sbagliato mi pare che non ci siano dubbi.
M: Sì, sicuramente sì. Riparto proprio dall"osservazione che facevi, in realtà i primi a vergognarsi di questi italiani che cominciavano ad arrivare in massa in America e negli altri
paesi, erano i nostri politici di allora che si vedevano capovolgere l"immagine stessa dell"Italia e dicevano "questi non sono i veri italiani", se ne vergognavano. Io ho letto, per fare questo libro, ho letto tanti documenti, diciamo prima quelli personali, familiari, allargando la ricerca, però poi anche quelli ufficiali, quindi della Chiesa, del ministero degli affari esteri ed è interessante cominciare a leggere le prime relazioni dei consoli, per esempio il console di New York o il console di Denver o di altre città degli Stati Uniti, di fronte all"arrivo di questa massa immane di emigranti, erano infatti esattamente così, erano brutti, erano poveri, erano sporchi, erano soli, erano quasi tutti maschi e quello che ho notato, lavorando sulle liste passeggeri, per esempio, piccolissima parentesi, di questa storia perduta io sapevo poco e addirittura sapevo che Diamante era partito da solo a 12 anni e questo mi sembrava miracoloso però anche impossibile, quindi mi sono messa a lavorare sulle liste delle navi per cercare di capire invece con chi Diamante era partito, perché era riuscito a passare il vaglio della commissione e così ho scoperto che… non solo ho trovato i nomi dei compagni di viaggio e quindi anche il nome di Vita, però anche di tutte le persone che stavano su quella nave e su tutte le altre navi che nel frattempo approdavano al porto di New York. Quello che mi ha sorpreso di più, è stato scoprire, ma questo confermava quello che nel frattempo stavo scoprendo in Italia intervistando i ragazzi che arrivavano, era la giovane età di questi maschi, di carne da lavoro. In America questo successe ancora di più perché c"era un filtro non scritto, eppure le persone che avevano superato i 45 anni venivano spesso respinte perché si pensava che un operaio di 45 anni si sarebbe ammalato presto, e quindi era una forza lavoro già avariata in un certo senso e quindi gli americani…
S: Non è che oggi sia così diverso…
M: Infatti, e quindi erano davvero molto giovani, erano… addirittura la maggior parte di quelli che arrivavano in America all"inizio del '900 avevano 18 anni e a noi naturalmente fa un"impressione diversa da quella che poteva fare allora perché a 18 un giovane italiano del 1903 era un uomo, anche se fino a un certo punto perché per esempio non poteva votare, non faceva neanche il servizio militare, si diventava adulti a 21 quindi il fatto che i ragazzi andavano a fare l"America fra i 15 e i 21 anni è qualcosa di… si andava a crescere lì… ed erano ovviamente giovani spesso soli o comunque sicuramente senza i genitori e gettati nella realtà di grandissima sopraffazione. La prima sopraffazione era quella di non riuscire a entrare veramente nelle città americane, ma il finire rinchiusi in sorta di ghetti etnici, per cui angariati dai propri stessi connazionali prima ancora che dagli americani che avevano bisogno di loro come forza lavoro e i nostri connazionali che erano riusciti a sistemarsi prendevano quella che oggi chiameremmo tangente, ma comunque una grossa parte del provento del lavoratore che veniva affittato, venduto, spedito lontano dalla città, in campi da cui non sapeva tornare indietro. E questo era l"aspetto legale perché era un aspetto della vita del lavoratore italiano in America comunque accettato dal console, dal governo americano e italiano; e poi c"era l"aspetto illegale, ovviamente, perché tutte le ondate migratorie, la prima cosa che fanno è di scontrarsi con una realtà che li rifiuta e la realtà che li rifiuta gli permette nello stesso tempo di sopravvivere nell'illegalità, cioè dando alla nazione, in questo caso gli Stati Uniti, ciò che gli Stati Uniti non possono dare a se stessi, quindi le donne, le puttane, il gioco d"azzardo, anche le droghe, l"alcol degli anni del proibizionismo e quindi laddove c"è mercato e c"è richiesta, però non c"è legalità, si inseriscono gli immigrati, di solito gli ultimi arrivati; quindi gli italiani erano, sono stati anche sicuramente criminali. Scrivendo il libro io non volevo nascondere questo perché poi c"è stato il grande problema inverso che siamo stati… l"etichetta diciamo dell"italiano mafioso è stata talmente incollata sulla pelle degli italiani e degli immigrati italiani a diventare ingiusta, quindi per negare uno stereotipo poi si finiva per negare anche invece un fatto, una realtà.
S: Beh, quindi questo… Melania ha messo proprio i piedi nel piatto. C"è qualcosa che noi abbiamo voluto rimuovere nella nostra storia, noi, insisto, dobbiamo essere orgogliosi dei nostri emigranti, dobbiamo essere fieri di loro, dobbiamo rivolgere a loro quando li immaginiamo nel loro percorso di vita veramente un ringraziamento, perché se l"Italia è cresciuta ciò è dovuto anche all"enorme fatica che hanno fatto i nostri emigranti, alle loro rimesse e al patrimonio culturale, bagaglio tecnico e culturale di lavoro che hanno riportato quando sono rientrati in patria. Molti di questi 27 milioni di emigranti sono rientrati in Italia. Però, appunto, mentre dobbiamo essere fieri di loro per questo aspetto, dobbiamo essere ancor più fieri di loro perché si sono affrancati da una situazione che noi abbiamo voluto dimenticare ma che non possiamo dimenticare, noi non possiamo dire che i nostri emigranti fossero tutti delle brave persone. Vi leggo delle statistiche Istat, allora, nel 1880, quindi 20 anni prima dell"arrivo in America di Vita e di Diamante, in Italia ogni 100.000 abitanti c"erano 6,6 omicidi contro 5 della Spagna, che era il paese più caldo, diciamo così sotto questo profilo, 1,6 dell"Austria, 0,3 dell"Inghilterra, 0,9 dell"Irlanda, 1,3 della Scozia, 1,2 della Francia. Quindi era… il nostro era un popolo che esportava purtroppo una percentuale molto ma molto ma molto ma molto più alta di assassini, di gente che aveva purtroppo troppo spesso il coltello in tasca e troppo spesso lo tirava fuori. Basti dire che nel 1881 ci furono in Italia 4.858 omicidi quindi uno ogni 6.000 abitanti circa, un omicidio ogni 6.000 abitanti. L"anno scorso, ci ha detto Pisanu il giorno di ferragosto, ce n"è stato uno ogni 91.000 abitanti, il che vuol dire che un secolo fa alla faccia di quanti ci raccontano che si poteva lasciare la porta aperta, che quella sì che era una società bella eccetera eccetera, si uccideva 15 volte più di oggi. A Bologna, nella nostra bellissima, amatissima, civile Bologna nel 1861, anno dell"unità d"Italia, c"è stata una rapina a mano armata ogni 210 persone, nel 2001 una rapina a mano armata ogni 2005 persone, dieci volte più rapine, più assalti a mano armata di oggi; e insomma era una società che era molto difficile e molto molto molto violenta.
M: Sì, tra l"altro era… interessante è stato per me lavorare su questo perché venivano da una realtà violentissima in cui appunto… noi siamo diventati famosi in America… lo stereotipo che raffigurava l"italiano nelle vignette, come si vede anche nel libro di Stella, sui giornali era l"italiano con il coltello in tasca o spesso in mano addirittura, puzzava d"aglio…
S: … e di alcol…
M: … e di alcol, piccolo, nero e violento. In effetti il coltello però ce l"avevano tutti, era un fatto culturale, adesso sembra inconcepibile è rimasto solo in certe fasce sociali, però tutti i ragazzi che partivano per l"America, basti vedere le cose che sequestravano a bordo gli ispettori della navigazione, un uomo italiano non partiva senza il coltello e sapeva anche usarlo molto bene e Diamante aveva 12 anni quando parte per l"America e sapeva prendere a sassate i carabinieri a distanza di 100 metri. I ragazzini del suo paese per esempio non facevano avvicinare, una piccolissima frazione all"epoca in provincia di Caserta oggi in provincia di Latina sul fiume Garigliano appartenente… è stata nel Regno di Napoli fino all"unità d"Italia, quindi culturalmente legata al mezzogiorno; dopo l"unità d"Italia le autorità fecero di Minturno il paese più grande e il posto dove c"era il sindaco, c"era la prefettura eccetera e invece i ragazzini del paese di mio nonno imparavano subito che le autorità si prendevano a sassate, il prete insomma era il prete, quindi c"era una violenza fortissima già nel paese da cui partivano e andavano a confrontarsi con una realtà, quella americana, che addirittura oggi… forse un"idea ce la facciamo perché gli americani… avete visto il film "…….." c"è l"uso della pistola, del fucile ma era una realtà ancora più violenta, nella quale per esempio a New York, finché non misero la legge per proibire di andare in giro armati, tutti erano armati, durante le notti di New York venivano assassinate decine di persone, era una cosa quasi inimmaginabile. Io ho lavorato molto sui giornali dell"epoca per ricostruire alcuni fatti di cronaca nera in cui erano stati invischiati degli amici di Diamante ed è impressionante leggere quante ragazze, durante una singola notte a New York, venivano rapite, violentate, strangolate, buttate negli stagni che circondavano la città, quante persone sparivano, metà delle quali sparivano proprio per sempre, venivano buttate nel fiume con la zavorra ai piedi; e questi delitti erano in parte etnici, cioè in parte erano delitti che avvenivano nel quartiere italiano e in parte nel quartiere irlandese, in parte erano le bande che si scontravano fra di loro. Insomma era una nazione senza legge o comunque con una legge che valeva soltanto per certe zone della città e per certe classi sociali. Quindi violenza e spesso anche ignoranza quindi si proveniva da realtà feroci e non c"è quindi nessuna nostalgia nello sguardo dell"Italia arcaica da cui era fuggito mio nonno, però neanche nessun velo deve nasconderci quella che era invece l"America di allora, l"America dove se nei campi delle ferrovie qualcuno prendeva a picconate… il boss prendeva a picconate il lavoratore e lo ammazzava si faceva quell"indagine e si diceva che gli era caduta in testa una putrella ed era morto e nessuno ha mai investigato su questo.
S: Sì, teniamo presente che era quella un"Italia della quale noi non ci dobbiamo vergognare perché dobbiamo inquadrare tutto nel contesto storico, era un"Italia assolutamente miserabile. L"anno in cui Diamante e Vita arrivano in America nel 1903, in quell"anno la media in cui si moriva in Italia, l"età media in cui si moriva in Italia era di 24 anni quasi 25, stiamo parlando del 1903, quindi loro arrivano che hanno 12 anni, 14 e sono in un"età media italiana, cioè in media si moriva a 25 anni. Dieci anni prima, nel decennio, anzi meno, nel decennio 1891-1900 l"età media di morte era di 14 anni e 6 mesi, nel decennio 1881-1890 l"età media di morte 6 anni e 4 mesi, nel 1871-1880 l"età media di morte 6 anni e 4 mesi e mezzo; questo, non che non ci fosse gente che arrivava a 40-50 anni ma perché c"era una mortalità infantile bestiale. Vita e Diamante erano dei sopravvissuti perché, per esempio, nel decennio in cui loro erano nati, cioè il decennio 1891-1900, su 759.000 morti in Italia, 333.000 quasi la metà, aveva meno di 5 anni e c"erano di questi 333.000 oltre 200.000 aveva meno di un anno, quindi vuol dire che arrivare a un anno era già un mezzo miracolo, arrivare a 5 era un miracolo vero e poi arrivare all"età adulta era davvero molto difficile insomma. Quella era l"Italia, se noi non capiamo questo non riusciamo a capire niente, se noi ci raccontiamo che la nostra Italia era un"Italia bucolica dove i contadini erano contenti, che bene che si respirava, quanto erano belle le campagne, come era buono il latte di mucca appena munto eccetera eccetera, ci raccontiamo delle stupidaggini, abbiamo completamente rimosso dalla nostra coscienza collettiva alcune cose che pure ci sono state spiegate. Tutti noi a scuola abbiamo letto Cuore, tutti noi abbiamo letto Il piccolo patriota padovano, Il piccolo patriota padovano che scaglia i soldini in faccia a quelli che glieli han dati dicendo "non voglio l"elemosina da chi insulta la mia patria". E abbiamo completamente dimenticato quello che dice de Amicis, che si trattava di un bambino di 14 anni che guardava tutti con l"occhio torvo, e aveva ben ragione di guardare tutti con occhio torvo, dice de Amicis, 2 anni prima suo padre e sua madre, contadini dei dintorni di Padova, l"avevano venduto al capo della compagnia dei Saltimbanchi che l"aveva portato attraverso tutta l"Europa, dalla Francia alla Spagna, picchiandolo sempre e non sfamandolo mai. Questa era Padova, la vita a Padova, cuore del Nord-Est; noi l"abbiamo completamente rimosso e raccontiamo a noi stessi che era una bella società di campagna dove la gente era contenta, viveva in questi pittoreschi casoni con i tetti di paglia, che sono tanto caratteristici, ma quei casoni con i tetti di paglia tanto caratteristici avevano i pavimenti di terra battuta, la gente anche d"inverno viveva sulla terra battuta e faceva una vita spaventosa in cui non si arrivava all"età adulta e questa campagna italiana è rimasta fino a pochi anni fa… adesso Melania ha raccontato una storia del 1903 però ancora ne 1951, alle foci del Po, nel Nord dell"Italia, nel Polesine, non lontano da qua, c"erano decine di persone che vivevano in capanne dette pissainpiedi perché assomigliavano a un uomo con le gambe allargate che fa la pipì, quindi c"erano dei pali messi per così come le capanne indiane, ricoperte di paglia e vivevano là alcune decine di italiani in condizioni possiamo dire medievali, no, più indietro insomma, andiamo proprio all"età del ferro. Si vedeva come si viveva nell"età del ferro, parliamo del 1951, quindi una storia che è arrivata molto vicino a noi e che noi abbiamo rimosso. Tu, per riscoprirla, sei ripartita da tuo nonno.
M: Sì e fra l"altro proprio quello che scoperto sulla famiglia dice esattamente quello che ci è successo perché quando Diamante tornò dall"America, disse qualcosa… non raccontò quasi niente, raccontò una serie di scene, di episodi, non spiegava quasi nulla, c"erano dei nomi e pian piano questi racconti sono arrivati fino a me ma comunque si sono un po" frammentati e persi. La cosa che raccontò è che comunque i Mazzucco erano piemontesi e che lui era nato a Tufo però era discendente di questo ufficiale piemontese venuto dal nord dai tempi della guerra, di liberazione del mezzogiorno, dell"unità d"Italia. E questa è la storia con la quale io sono cresciuta e poi sapevo sì che era andato in America da bambino però poco e queste cose non mi tornavano, c"era qualcosa che non tornava in questa storia, quando mi sono messa a ricercare nel corso dei vari viaggi, delle varie ricerche, sono andata fino al paese d"origine, appunto questo Tufo e ho cominciato a lavorare nell"archivio della parrocchia. I piccoli paesi ci permettono una grandissima libertà, cioè di trovare la storia di una intera comunità su carta, a Roma sarebbe una ricerca molto più complessa. Ecco, nei libri parrocchiali di questo piccolo paese ho trovato innanzitutto la storia di Diamante, la vera storia di Diamante. Diamante era il quarto figlio dei suoi genitori e mia bisnonna e mio bisnonno hanno avuto 8 bambini e 5 sono morti prima di compiere i 2 anni. Diamante stesso che in realtà si chiamava Benedetto portava il nome di Benedetto 1 e Benedetta che erano morti prima di lui, i nomi erano l"unica ricchezza che avevano i miei bisnonni. Il mio bisnonno era uno spaccapietre, erano ancora più poveri dei contadini, cioè non avevano nemmeno la terra e dormivano in una specie di… neanche di basso, diciamo di un piano basso, di un vicolo e non avevano niente a parte le braccia, infatti erano braccianti. Lui e la bisnonna quindi mettono al mondo, nel corso del loro matrimonio, molti figli ma meno di quanto si potrebbe immaginare e gli muoiono tutti e nel frattempo in Italia c"è una carestia terribile alla fine dell"800, crisi economica, questi bambini continuano a morire. Alla fine Diamante sopravvive e i figli nati dopo Diamante muoiono. Il mio bisnonno tenta varie volte di andare in America, disperato perché gli stavano morendo i figli, perché non aveva niente da dargli da mangiare e lo respingono perché è vecchio, appunto è troppo vecchio, dicono che è malato e non è malato comunque lo rimandano indietro. Quando il figlio gli è sopravvissuto lo manda in America e Diamante riesce a passare e qui comincia la storia del romanzo. Però quindi io scopro che c"è questa realtà di miseria vera cioè addirittura appunto di morte a un anno, i bambini morivano e si sapeva, questo in famiglia era stato raccontato, perché mangiavano l"intonaco della chiesa, avevano fame e la bisnonna non aveva nulla da dargli da mangiare e loro riempivano lo stomaco sgranocchiando proprio l"intonaco e l"intonaco gli devastava gli intestini e quindi morivano. Questa cosa era arrivata fino a me, mi sembrava impossibile. Però Diamante diceva che eravamo piemontesi e ha raccontato questo. L"emigrazione gli ha insegnato che essere meridionali in America tra l"altro era un ulteriore svantaggio, quindi la negazione della propria identità è stata la sua unica speranza e questa è una ferita terribile che si autoinfligge e che infligge a noi con il silenzio e con la menzogna. Però mentre io frugo nel frattempo fra gli archivi di questa parrocchia mi rendo conto che non c"è appunto questa persona che mi è stata raccontata, non c"è questo antenato venuto dal Piemonte con i liberatori e che i Mazzucco sono sempre stati in questo paese, vivevano in questo paese i genitori dei genitori del mio bisnonno e così via in una catena di secoli di persone che si chiamavano o Antonio o Benedetto o Benedetto Antonio fino al 1700, 1600, 1500 ecco per 500 anni i Mazzucco che sono una famiglia come migliaia di altre di queste che vivevano nelle nostre campagne, sono rimasti inchiodati a una miseria inimmaginabile per noi, appunto senza avere altro, neanche la propria vita, ma il proprio lavoro… affittavano, si affittavano si vendevano i bambini, se ne avevano perché se li vivevano, la bisnonna partorì Diamante mentre andava a raccogliere la cicoria, le chiamavano le cicognare e andavano a raccogliere la cicoria. Lei era incinta di 9 mesi e partorì ovviamente in campagna e tornò a lavorare mezz"ora dopo praticamente e nel frattempo gli era nato il quinto figlio, il sesto figlio; ecco queste persone per 500 anni erano rimasti inchiodati, senza avere una speranza, senza pensare che forse avevano diritto a un"altra vita e a un certo punto alla fine dell"800 arrivò invece un sogno collettivo che ha una portata che forse noi non riusciamo neanche a immaginarlo, lo possiamo immaginare solo guardando allo specchio adesso le persone che muoiono annegate mentre cercano di arrivare qui, il sogno di liberarsi da tutto questo, finalmente di cambiare questa secolare condizione di schiavitù e l"America improvvisamente illumina di una speranza milioni e milioni di persone che letteralmente fuggono e questa è stata la nostra piccola rivoluzione d"ottobre. Milioni di contadini che si sono imbarcati su queste navi, disposti a tutto, a diventare altre persone, a cambiarsi nome, a dire di essere piemontesi, molti divennero irlandesi, forse ne parliamo, a tagliare i ponti e comunque a fuggire perché c"era la speranza finalmente di migliorare, di avere una vita.
S: Ecco cosa fosse questo paradiso America, c"è una canzone bellissima che si intitola "30 giorni in nave a vapore" che è una delle, come dire, cartoline disegnate sull"emigrazione italiana dai cantastorie e poi dai musicisti in realtà l"emigrazione italiana che ha visto l"intervento di Pascoli con "Itali", de Amicis "Sull"oceano", uno Sciascia con "Nel mare color del vino" e "Il lungo viaggio" eccetera, è stato, diciamo colpevolmente trascurata dai grandi scrittori italiani. E invece ha avuto un accompagnamento, una straordinaria colonna sonora, ci sono delle canzoni bellissime sull"emigrazione italiana e una di queste è appunto "30 giorni in nave a vapore" in cui a un certo momento irrompe questa voce femminile e grida "America America allegra e bella America sorella"; quest"idea dell"America allegra e bella che donava felicità, donava finalmente sollievo alle sofferenze, donava dollari, donava soldi, donava l"affrancamento da una vita secolare di miseria, è un"idea che noi non capiamo se non ricordiamo cos"era l"America addirittura nel dopo guerra italiano e prima ancora la sproporzione era ancora più alta. Ancora nel 1949 i reddito pro capite di un italiano del sud era 238 dollari, il reddito pro capite in America era 2.453, 10 volte di più. Oggi non c"è questa sproporzione fra noi e il Gana, il reddito pro capite del Gana non è 10 volte inferiore a quello italiano, meno, e questo vi dà davvero l"idea di cosa fosse cioè la spinta verso l"America era una calamita bestiale, formidabile infatti riuscì a muovere in alcuni anni addirittura due-tre milioni di persone. Il nonno di Melania poi entra regolare e lei nel libro racconta appunto che ha rischiato anche di non entrare mentre il bisnonno era stato respinto, in realtà la cosa per esempio che noi abbiamo… una delle tante cose che noi abbiamo rimosso è che in America sono entrati tantissimi irregolari, clandestini in senso stretto. Il papà di don Luigi di Liegro ex direttore della Caritas raccontava di essere entrato 8 volte clandestinamente in America.
M: Centinaia di migliaia di persone volevano andare in America e non potevano entrare regolari comunque perché se avevi la fedina penale sporca, comunque non saresti passato. Ecco, centinaia di questi sono entrati lo stesso, sono entrati con altre identità e soprattutto con i passaporti di altre persone che in America non ci sarebbero comunque potuti entrare e uno dei nostri parenti che si chiamava Mazzucco vendette, non so quale è stato il prezzo, comunque il suo nome, la sua identità e la sua fedina penale pulita al padre di questo ragazzo che aveva avuto dei guai con la giustizia per avere ammazzato la pecora del padrone, si raccontava nel paese che questo padre aveva tanti bambini, non sapeva come farli mangiare, a un certo punto ammazza questa famosa pecora e il padrone lo denuncia per furto e lui finisce in galera e da quel momento è segnato. Comunque lui voleva andare in America e ci andò, ci andò con il nome di un altro e il figlio si chiamò Mazzucco, io non so chi fosse e curiosamente uno di questi, appunto clandestino ha giocato con la sua identità varie volte per cui è diventato varie persone e alla fine è diventato, mimetizzato perfettamente in America con il nome di Richard Males.
S: Sì, d"altra parte John Martin che i leader americani ricordano come l"unico sopravvissuto nella battaglia di Little Big Horn si chiamava Giovanni Crisostomo Martino ed era un salernitano arrivato… che era partito da sala Consilina, un figlio di nessuno, uno dei tantissimi figli di nessuno in questa Italia che era per un verso era bigotta e papalina e tutta, come dire, tesa a rispettare formalmente le raccomandazioni del parroco, per un altro verso era un"Italia che faceva migliaia e migliaia e migliaia di figli clandestini, figli della colpa, si diceva una volta, e uno di questi era appunto Giovanni Crisostomo Martino che fuggito dall"orfanotrofio, immagino con sollievo delle suore e di chi insomma lo accudiva perché meno bocche c"erano da sfamare meglio stavano in quell"Italia, si aggregò alle truppe garibaldine che stavano risalendo l"Italia e qualche anno dopo finì, sbucò clandestino, quest"eroe americano entrò clandestino in America, sbucò in America e si arruolò per avere la cittadinanza, esattamente come è successo qualche mese fa ad alcuni portoricani e neo americani che si sono arruolati nell"esercito e sono finiti a Bagdad per potere avere il passaporto americano, lui si arruolò, finì nel settimo cavalleggeri e siccome aveva imparato a suonare nella banda garibaldina, finì a fare il trombettiere e si salvò a Little Big Horn dimostrando tra l"altro che gli italiani anche nelle condizioni più complicate hanno qualche volta delle risorse in più e a Little Big Horn invece non arriva in tempo a salvare il generale Custer, un altro italiano Carlo Vudio, lui di Belluno invece, uno di Salerno e uno di Belluno, perché l"allarme dato da Custer che pensava di riuscire da solo a liquidare il villaggio con un"ennesima strage eccetera eccetera era arrivato troppo tardi; Carlo Vudio, anche lui garibaldino, anche lui finito nell"esercito americano e che avrebbe partecipato qualche anno dopo a un altro episodio storico straordinario della storia statunitense che fu il famoso inseguimento a Capo Giuseppe e cioè quel capo indiano, mi pare fosse dei Piedi Neri, magari dico una stupidaggine… Nasi Forati, grazie! Che dopo essersi convertito al cattolicesimo cercò di salvare il proprio popolo strappandolo al, così, al gran Capo che siede alla Casa Bianca per trascinarlo in Canada. è una storia, quella italiana, che è fatta anche appunto di questi eroi che entrati clandestinamente, poi giorno dopo giorno sono riusciti a conquistare la stima, la fiducia, l"amicizia, così come è successo in America, attraverso tante difficoltà anche, ai protagonisti della storia di Melania.
M: Sì, adesso proviamo a dire qualcosa di che cos"era insomma questa America, sogno, calamita, magnete, poi però c"è la realtà. Ecco per esempio di questa realtà Diamante ha raccontato poco e molti italiani hanno raccontato poco; la realtà per esempio era una specie di grandissimo imbuto perché tutti arrivavano in nave e si arrivava in nave in due o tre porti dell"America, degli Stati Uniti, l"America già la chiamavano America, comunque negli Stati Uniti. Una specie di imbuto che è New York, quindi tutti passano da lì e addirittura, non so, il 70, 80, 90 per cento si ferma lì. Chi riesce riesce ad arrivare fino in California, si comincia a sparpagliare per il paese, alcuni vanno a lavorare al sud, a sostituire i neri nelle raccolte del cotone, per esempio, però comunque si crea una specie di gigantesco imbuto e questa città cresce effettivamente con l"arrivo continuo di decine di migliaia di immigrati, a questo punto parliamo solo degli italiani ma ne arrivano da tutta Europa e la città diventa una specie di gigantesca attendamento, la città quando arriva Diamante per esempio il quartiere a nord di Central Park che oggi sono il centro quasi della città abitativa non c"è, il parco stesso è stato appena fatto, quindi è una città che sta crescendo, sta cambiando per lo sgomento degli americani e gli italiani si sono raggruppati tutti in due zone della città: sono a sud nella parte bassa dell"isola, si sono creati una specie di città nella città che si chiama, un po" in termine diciamo dispregiativo, viene chiamata wop town, città dei wop oppure dagoland, la città dei dago…
S: … degli accoltellatori…
M: … Sì degli accoltellatori, sono i nomignoli dispregiativi con cui vengono chiamati gli italiani, oppure sono nella parte di Harlem che oggi è l"Harlem portoricana e anche quella viene chiamata Little Italy e sono queste due città nelle città nelle quali vivono tutti quelli che arrivano e che si arenano perché New York è appunto una specie di secca sulla quale si arena chi non riesce a entrare veramente in America. E che lavori ti aspettano, che cosa vanno a fare tutte queste persone, queste persone sono braccia e New York si sta costruendo, si sta facendo la metropolitana. Quando arrivano Diamante e Vita per esempio il cantiere che dà lavoro a centinaia di migliaia di italiani è per esempio quello della metropolitana che molti di voi avranno preso decine di volte, la linea principale che attraversa la città. Gli italiani vengono ricercati, nei giorni in cui, sono gli operai, sono i manovali che lavorano nella metropolitana, nei giorni in cui arriva Diamante, questo l"ho scoperto poi facendo il lavoro di ricostruzione per il romanzo, c"è un grande sciopero, per la prima volta gli italiani cercano di organizzarsi fanno uno sciopero perché reclamano un diritto abbastanza elementare, chiedono di poter lavorare le stesse ore degli americani e gli italiani, si dà per scontato per il contratto, che possano lavorare di più. Ecco questo sciopero fallisce in modo terribile fra cariche della polizia, nell"indifferenza generale delle nostre autorità che prendono le parti dei contrattori americani cioè delle compagnie americane che danno lavoro agli operai, e quindi il diritto più elementare cioè di essere considerato lavoratore uguale agli altri viene negato e i lavoratori finirono, quelli che avevano scioperato, per perdere il lavoro e gli altri per accettare condizioni peggiori di quelle che avevano prima. Diamante arrivò in questo frangente e anche i ragazzi che erano con lui videro subito che la via dello sciopero in quel momento era la via perdente, bisognava subire, accettare. L"amico di Diamante che non subisce e non accetta finì per… imparò a fare a pugni e a coltellate prima con la polizia e poi diventò un gangster, come si diceva lì.
S: ecco, quanto diceva adesso Melania ci ricorda una cosa e cioè che l"inserimento è davvero una cosa molto molto complicata, un percorso lungo e lungo questo percorso si possono anche commettere degli errori come vengono commessi anche dai protagonisti del suo romanzo. Ma vediamo in che condizioni erano, si trovavano, uso come ricordava lei adesso, queste cariche della polizia, queste situazioni pesantissime di sofferenza erano consentite proprio perché c"era un"indifferenza assoluta nei confronti degli italiani e accompagnata anzi da una grandissima ostilità. Noi siamo stati la comunità più linciata nella storia degli Stati Uniti dopo la comunità nera, 3.200 neri linciati fra la fine dell"800 e l"inizio del '900, circa 800 bianchi, di questi 800 bianchi, scrive il giornale della Tribuna di Roma dopo uno dei linciaggi più assurdi e vergognosi, quello di Tallula, in Louisiana, nel 1899 dove 5 poveretti erano stati assassinati, giudicati senza processo perché erano troppo gentili coi neri, li facevano entrare nei loro negozi di frutta e verdura, dopo il linciaggio di Tallula, il giornale della Tribuna di Roma scrive "nel caso il linciato sia bianco, 9 volte su 10 è italiano", troppo, probabilmente meno, però quello che è fuori discussione è che gli italiani linciati in America sono stati decine e decine e decine, centinaia e questa vicinanza fra l"italiano e il negro è una cosa assolutamente coerente perché 8 anni dopo l"arrivo di Diamante e di Vita a New York, la commissione per l"immigrazione degli Stati Uniti stila, compila un dizionario delle razze ufficiale, governativo, e questo dizionario delle razze dice che in Italia ci sono due razze: una razza che popola l"estremo nord e tiene dentro tutto il nord, una parte anzi scusate del nord, e una razza mediterranea, l"altra è ariana, sostanzialmente negroide macchiata da una goccia di sangue negro che abita tutta la penisola Genova compresa e i razzisti americani arrivano a definire qual è il confine preciso tra la razza ariana e la razza negroide, chi gliela aveva messa questa idea? Gliela aveva messa gli studiosi italiani, Luigi Pingolini, Giuseppe Sergi, Alfredo di Cefalo che avevano detto una cosa che oggi chiunque abbia visto una volta Il mondo di Quark sa e cioè che la vita umana è nata in Africa. Questi qua avevano detto, erano colpevoli di aver detto che l"Italia era stata colonizzata inizialmente da una popolazione di origine abissina. "Eccoli, lo dicono anche loro che sono negri" dissero gli americani, mica per altro adorano poi venerano San Calogero, santo negro più amato della Sicilia occidentale, il Cristo nero di Siculliana, la Madonna nera di Loreto, il Cristo nero di Crema e a voglia Cristi, Santi e Madonne nere, ecco la prova perché son neri loro. E fissarono il confine, e qual era questo confine? Questo confine era il parallelo nord, il 45mo parallelo nord, che attraversa tutta la pianura padana, quindi secondo il loro metro erano bianchi gli abitanti di Rovigo, negroidi quelli di Ferrara, bianchi quelli di Bergamo e negroidi quelli di Parma, bianchi quelli Alessandria… insomma una visione assurda dopodiché resta il problema di Torino perché Torino, lì anche il dio dell"antirazzismo che si prende degli sfizi e ha fatto passare il 45mo parallelo proprio per p.za Statuto dove c"è un obelisco che dice "qui passa il 45mo parallelo nord", prova provata che con il razzismo quando si cerca di fare qualcosa di scientifico si finisce per dire delle stupidaggini. Questi stereotipi però, che so che oggi ci fanno sorridere, pesarono moltissimo sui nostri nonni perché nel 1922 un giudice dell"Alabama assolve Jim Rollins, nero, dall"accusa di aver fatto l"amore con una bianca, dice "ma non era bianca era italiana" e allora il giudice va ad accertare e il nero, condannato in primo grado per mescolanza delle razze, viene assolto in appello perché essendo la bianca italiana, non si poteva dimostrare che fosse bianca e non piuttosto negra o figlia di negri. Ed ecco la ragione per cui, anche nel libro della Mazzucco, qualche italiano cambia nome e lo cambia per sottrarsi a un odio, a un"ostilità che erano spaventosi e immeritati perché noi agli Stati Uniti d"America abbiamo regalato una serie di personaggi strepitosi da Filippo Mazzei che è uno dei padri della dichiarazione d"indipendenza americana fino ad Alfredo Meucci che inventò il telefono, a Enrico fermi e giù fino a Federico Faggina che ha inventato il microprocessore. Quindi questa storia è una storia che come mette benissimo a fuoco la Mazzucco nel suo romanzo, è una storia fatta davvero di luci e di ombre dove però noi siamo riusciti davvero a riscattare una partenza con gran difficoltà no?
M: Sì. La storia del romanzo è come se fosse delle storie parallele perché a me interessava raccontare la storia di Diamante, cioè di mio nonno che va a fare l"America e poi torna. Io sono italiana, scrivo in italiano, l"italiano è la mia lingua e forse la sola patria che riesco a riconoscere come tale, invece Vita che pure era Mazzucco diventò americana, prese la cittadinanza americana non so esattamente quando, comunque molto presto perché suo padre decise… Vita andava a raggiungere il padre che amava l"America, pensava che fosse la terra del suo futuro e non pensò mai di tornare indietro pur essendo rimasto solo perché sua moglie fu respinta dagli americani alla frontiera e quindi la famiglia di Vita Mazzucco si spezzò in due: la madre rimase in Italia con i bambini e il padre in America. A un certo punto la madre fece una scelta molto dolorosa perché preferì mandare i figli in America sapendo forse che non li avrebbe rivisti mai più, e infatti mai più li vide pur di non tenerli nel paese; quindi mandò prima il figlio maschio e poi la ragazza in America. Ecco loro divennero americani e se Vita e Diamante si fossero sposati, come desideravano e come forse avevano desiderato per tutta la vita, io probabilmente sarei nata in America e quindi l"inglese, l"americano sarebbe la mia patria, la mia lingua e Vita forse, mi andava di raccontare questa storia anche perché erano le storie parallele dei nostri emigranti, chi è tornato e chi è rimasto. Vita diventa americana, rappresenta forse la parte migliore del sogno americano, la possibilità di conquistarsi alla fine, a prezzo di tante rinunce, al prezzo forse anche di perdere l"unica cosa che realmente volesse che era questo ragazzo, questo bambino prima ragazzo poi uomo dopo, che rappresentava il suo grande amore e forse il suo grande sogno, però al prezzo anche di perdere questo, Vita scelse l"America e qui forse dovrei dire una cosa sulle donne, visto che giustamente abbiamo parlato soprattutto dei maschi, erano maschi infatti la maggior parte di coloro che partivano. Però poi a un certo punto cominciarono ad arrivare anche le donne e le prime che arrivarono erano quelle che servivano ovviamente e spesso servivano per servire gli uomini; Vita stessa fu chiamata dal padre in realtà non perché il padre avesse nostalgia di lei o perché si ricordava di aver lasciato una bimba in Italia, la chiamò perché mandava avanti una pensione con la sua nuova compagna, forse si dovrebbe dire più serva e amante che compagna, comunque aveva una nuova donna e aveva messo su una pensione ovvero una specie di appartamento subaffittato a decine e decine di persone che si scambiavano il letto a seconda del turno quindi c"erano 8 letti e 14 persone e qualcuno doveva lavare mutande, calzini, doveva cucinare per tutte queste persone e ovviamente doveva essere una donna a farlo. Nel momento in cui rimase incinta la sua donna americana, Agnello Mazzucco chiamò Vita e portò la bambina in America. Vita aveva 9 anni, quindi una bambina, per noi una bambina, per loro era una piccola donna all"epoca in cui non c"era l"infanzia una volta che si sopravviveva e quindi Vita era destinata a lavorare in casa per tutta la vita, ed è la vita che infatti ha fatto è cresciuta facendo la serva ai suoi bordanti, poi cucendo fiori artificiali, i bambini hanno le dita molto piccole quindi possono fare asole, possono cucire meglio degli adulti, adesso non mi ricordo più perché il libro comincio ad averlo scritto qualche anno fa ma comunque ogni tipo 72 rose, Vita e la donna americana di Agnello guadagnavano un centesimo; 72 rose sono un"enormità quindi le due donne, la donna e la ragazzina lavoravano anche 12 ore per fare queste rose, poi venivano comprate dai negozi e le vendevano sulla fifth avenue, cioè dai migliori negozi, che però avevano la manodopera clandestina eccetera. Le donne lavoravano spesso in casa, poi andavano in fabbrica e comunque la vita di queste donne era terribile, eppure Vita non volle mai tornare indietro e questo mi ha fatto molto riflettere anche perché io ho potuto confrontare la vita di Vita con la vita della donna che poi Diamante ha sposato e che è veramente mia nonna, che era un"operaia, era una poetessa, si chiamava Emma alla quale forse somiglio, e quindi mi ha dato le cose… l"amore per la poesia, per la cultura e tante cose però questa donna sposando Diamante lasciò tutto, visse lavorando in casa per lui, per i suoi figli, morì giovanissima per un episodio di malasanità, morì della malattia di Diamante, questo mi è sembrato sempre qualcosa di molto straziante, molto romantico, in realtà è morta al posto suo e gli ha dato la vita perché Diamante tornò distrutto dall"America e lui infatti non volle mai lasciarla ne mai pensò di risposarsi dopo averla persa, però la vita di Emma è stata una vita terribile nell"Italia degli anni "20 e degli anni "30 e quindi forse la vita di molte delle nostre nonne e Vita nonostante tutto, nonostante avesse lavorato, fosse finita addirittura in una specie di collegio per ragazze cattive perché le ragazze che facevano l"amore venivano chiamate depravate, richiuse eccetera, non voglio parlare di questo, e fu un"infanzia difficilissima in America eppure non volle mai tornare indietro. Vuol dire che l"America le aveva dato la possibilità di fare qualcosa di più, di diventare semplicemente Vita Mazzucco e Vita poi riuscì a fare un ristorante, riuscì a fare addirittura i soldi che poi era il motivo per cui partivano tutti quanti. Io non l"ho mai incontrata anche se il libro in fondo è dedicato anche a lei, alla sua forza e alla tenacia dei suoi sentimenti, della sua identità; io non l"ho mai incontrata però ho visto qualcosa di lei e questo qualcosa era un pacco. Ancora alla fine degli anni "60 io avevo questi 2 anni 3 anni, dall"America arrivavano i pacchi con i vestiti, con dei vestiti usati, delle camicie con il timbro Made in Usa e con delle cose da mangiare, delle scatole e questo era molto strano perché negli anni "60 insomma in Italia si mangiava, c"era il boom economico quindi si stava abbastanza bene, cominciavano ad arrivare i frigoriferi e tutte le cose e a me sembrava assurdo che dall"America qualcuno ci mandasse dei pacchi e questi pacchi venivano sempre guardati con grande amore invece dalla mia famiglia e io non sapevo chi fosse la persona che ce li mandava e neanche il perché, era lei. E ce li mandava perché era venuta in Italia negli anni "50, l"Italia nonostante tutto le era sembrato un paese poverissimo e poverissima la famiglia che Diamante era riuscito a costruirsi in Italia e quindi, lei invece aveva molti soldi in America, e quindi puntualmente per anni anni anni finché non è morta, ha continuato a mandare dei pacchi alla nostra famiglia perché in America lei aveva troppi soldi.
S: Tanto incomprensibile poi non doveva essere perché, ricordiamoci sempre, questo l"ho scoperto l"altro giorno, che a metà degli anni "60 il 58% dei comuni in provincia Treviso che oggi è la provincia più ricca d"Italia, aveva chiesto al governo di essere considerata zona depressa perché il Veneto allora era ancora una zona povera. Quindi insomma è una storia, la nostra, che ci siamo trascinati davvero fino a pochissimo tempo fa. Però qui mi fermerei e lascerei lo spazio alle domande di tutti voi che con tanta pazienza in questo caldo, siete rimasti a sentire. C"è qualcuno che fa girare un microfono per caso?
D: Io volevo chiedere che relazione, se c"è una relazione, beninteso, poteva esserci tra questa grande forza di fuga che sentivano gli italiani di fine del 1800 con la assenza, allora, di una significativa realtà coloniale per l"Italia. Perché ho l"impressione che, con tutto quello che possiamo dire di male del mondo coloniale, l"esistenza di paesi di oltreoceano dove poter convogliare queste povertà, forse avrebbe consentito un destino diverso. Però nello stesso tempo vorrei chiedere, anche se la storia non si fa con i se, se a vostro giudizio, nel caso ci fosse stata non questa grande emigrazione verso gli Stati Uniti, se e in che cosa avrebbero perso qualcosa gli Stati Uniti.
S: Ma io credo che, sì certo, se avessimo avuto una valvola di sfogo, insomma avessimo avuto l"altra sponda, per capirci, una vasta altra sponda, probabilmente una parte della nostra emigrazione sarebbe finita là; anche se, in realtà, l"emigrazione italiana è stata profondamente diversa dall"emigrazione, per esempio, inglese o tedesca, faccio soltanto un esempio: nel 1900 gli emigranti tedeschi che entravano in America, voi sapete che l"America è stata fatta soprattutto da inglesi e tedeschi, gli emigranti tedeschi che entravano in America erano analfabeti soltanto nel 3% dei casi, il 97% degli emigrati tedeschi in America, un secolo fa, sapeva leggere e sapeva scrivere. La nostra percentuale di analfabetismo allora era del 56%. Quindi era immensamente superiore a quella tedesca, tanto è vero che le nostre emigrazioni più forti sono state per esempio in paesi come il Brasile, dove veniva espressamente chiesto dal governo brasiliano di non mandare gente che investisse, quelli ce li avevano loro, volevano contadini che arrivassero lì miserabili, poverissimi, in modo da sostituire gli schiavi neri che erano stati liberati dopo l"abolizione della schiavitù, mi pare nel 1884. Quindi c"è una differenza fondamentale fra la nostra emigrazione e le emigrazioni per esempio dei paesi del nord Europa e questa qui credo che sarebbe rimasta anche se noi avessimo avuto un"altra sponda. Per quanto riguarda invece il danno che avrebbe avuto l"America se noi non fossimo emigrati, beh mi sembra sotto gli occhi di tutti, è vero che noi in America abbiamo esportato un sacco di persone non per bene, però insomma, abbiamo regalato all"America e a tutto il mondo di personaggi straordinari, ma non solo all"America, uno dei più grandi scrittori australiani è Raffaello Carboni, era italiano, italianissimo, anche lui garibaldino finito poi in Australia dove guidò poi uno sciopero nelle miniere d"oro, era diventato un cercatore d"oro e il racconto di questo sciopero, che viene considerato l"atto di nascita della democrazia compiuta in Australia, è considerato uno dei libri più importanti della nuova letteratura inglese australiana. Era italiano Manuel Belgrano, Manuele Belgrano che è considerato il padre dell"Argentina, era italiano di origine Paul Cezanne che si chiamava Cezana, era italiano di origine Emile Zola, che si chiamava Emilio Zola, un cognome italianissimo pure il suo. Insomma abbiamo regalato davvero dei fuori classe a tutto il mondo e anche qualche fuori classe calcistico come Michele Platini o tanti altri insomma quindi credo che tutto il mondo ci avrebbe rimesso. Del resto anche la Svizzera, qui chiudo, che è stato un dei paesi in cui è stata più astiosa l"accoglienza nei confronti degli italiani, ha radicalmente cambiato idea sugli italiani. Nel 1969 fu fatto un sondaggio, il 1969 è l"anno del primo referendum Swarzenbach contro gli italiani, in quel momento il 76% degli svizzeri risponde che gli immigrati italiani sono un peso e l"immigrazione è un fenomeno negativo. La stessa domanda con le stesse parole, ripetuta nel 1999, a distanza di 30 anni, risposta: l"88 % degli svizzeri, l"immigrazione italiana è un fenomeno positivo.
D: Io vorrei chiedere una vostra opinione su un fatto che trovo abbastanza singolare, infatti è stato molto dimenticato questo nostro passato di emigrazione però, diciamo, io noto per esempio fra miei coetanei che c"è molta tolleranza verso le persone straniere o comunque quelli che emigrano, mentre invece spesso mi capita di sentire commenti abbastanza caustici di adulti o di persone anziane sull"emigrazione. E questa è una cosa che io trovo abbastanza strana, per esempio io le trovo fare da alcuni miei parenti quando mio nonno, entrambi i miei nonni sono andati uno in Olanda, l"altro in Australia e abbiamo un ramo di famiglia in Brasile. Non capisco il perché, le persone che l"hanno vissuto dovrebbero invece capire.
S: Battiamo le mani anche noi.
M: Sì, infatti. Provo a darti una risposta, ti sento parlare così bene, penso che la risposta stia nella conoscenza e la tua fortuna e la fortuna dei ragazzi della tua età, dei cosiddetti giovani in generale, della maggior parte dei ragazzi che la pensano come te è di saperle queste cose, di conoscere il mondo, di non avere paura di chi è diverso da noi, forse di essere cresciuti insieme perché molti di questi ragazzi già cominciano ad andare a scuola, quindi di vedere fin da ragazzini l"altro, di sapere che non è un mostro, che è interessante conoscerlo, di sapere come la pensano, come si vestivano le sue nonne, insomma sono delle ricchezze. Forse le persone più grandi, le persone molto più grandi, i nostri nonni, quelli che sono andati, quelli che non sono andati questa possibilità di conoscere purtroppo non ce l"avevano e quindi la risposta all"intolleranza spesso è data dall"ignoranza; l"ignoranza rende spaventati e quando uno è spaventato è aggressivo e quando uno è aggressivo o non ha tempo per capire l"altro… è molto vero quello che dici tu, io mentre facevo questo libro sono andata a parlare anche con delle persone molto molto anziane, io sono arrivata molto tardi e molte persone addirittura erano morte prima di poter parlare con me, però con qualcuno sono andata a parlare, curiosamente molte di queste stesse persone che avevano subito un ostracismo terribile, addirittura peggiore, molto peggiore, non sapevano perché gli fosse successo questo e quindi non erano in grado di capire perché stava succedendo di nuovo, ed erano estremamente chiuse nei confronti di persone che in fondo erano loro stessi, però non lo sapevano. Quindi penso che la risposta stia in questo, è sempre l"ignoranza che genera paura e quindi violenza e incomprensione.
D: Io vorrei prima dire una piccola cosa politicamente scorretta. Ieri non trovando posto in albergo qui a Mantova, sono andato a dormire a Cremona da una mia amica. Sono sbarcato per la prima volta a Cremona, alla stazione di Cremona, di fronte al piazzale della stazione di Cremona c"è il palazzo con la sede della Lega Nord su cui c"è una scritta a caratteri cubitali, grande, certo scritto con i pennarelli, su cui c"era scritto "fuori i clandestini". Io sarei tornato volentieri a dormire a Mantova se avessi avuto posto per dormire qua. Comunque volevo… forse mi è sfuggito, Melania Mazzucco, poi a un certo punto i discorsi si sono ampliati, aveva accennato di aver letto relazioni al ministero degli esteri delle nostre unità diplomatiche in America… ecco mi è rimasta un po" la curiosità Melania.
M: Sì, davvero è stata una lettura esilarante, tristissima però molto interessante. I nostri diplomatici ovviamente erano le persone meno adatte a parlare di quello che stava succedendo in quei paesi, cioè nel loro stesso paese e i nostri diplomatici avevano dei nomi tipo Maior de Planche, non so neanche come si pronunciano, comunque sono nomi nobili ovviamente… questi nomi qua. Quindi erano persone che appartenevano al meglio della classe dirigente feudale addirittura italiana, e questi signori parlavano ovviamente perfettamente inglese, rappresentavano l"Italia migliore che gli americani volevano accettare, però a un certo punto devono relazionare su come veniamo visti in America, perché questo gli veniva chiesto, cioè un console o un ambasciatore doveva fare questo. E naturalmente l"orrore di questa persona, un conte, principe, barone era di dire "purtroppo veniamo visti come dei lazzaroni che arrivano scalzi, puzzano, stanno in mutande" e pian piano la penna di questi diplomatici racconta proprio queste cose, il formarsi da una parte del pregiudizio degli americani e dall"altra lo sgomento di loro stessi riconoscere il nostro paese perché sicuramente, per esempio questo nostro ambasciatore, peraltro era una persona di grande intelligenza, ha scritto delle relazioni bellissime, politicamente avvedutissimo, capiva tutto sull"imperialismo americano, dalle guerre che stavano facendo a Cuba per esempio, sono pagine che potrebbero essere state scritte ieri, era un uomo estremamente lungimirante, però l"Italia invece non la conosceva quindi improvvisamente si vide arrivare queste persone e si doveva occupare anche di queste persone perché da un certo punto in poi, tutti i problemi di questi italiani venivano riversati sui consoli. E quindi io ho letto tantissime carte in cui addirittura ci sono incontri pazzeschi fra i mendicanti che devono essere espulsi come mendicanti e il console italiano che non sa che fare perché non vuole pagare il rimpatrio. Addirittura poi gli italiani, siccome sono anche un po" più furbi degli altri si scopre che un modo per tornare in Italia se non c"è più soldi è di farti prendere per accattonaggio e quindi a un certo punto vari ragazzi quando non hanno più soldi, non vogliono più restare in America, si fanno prendere e però chi paga? Lo stato italiano. Questo funziona per un po" poi lo stato italiano si scoccia di questo e comincia a dire " bisogna verificare se sono veramente in grado di lavorare" eccetera e questo lo dico perché Diamante, cioè mio nonno, tornò da indigente in Italia però tornò in un altro modo che è simile a questo. Naturalmente lui forse sarebbe anche rimasto in America o forse no perché aveva consumato tutto il suo sogno americano, c"erano due modi: o venivi rimpatriato perché, va beh, commettevi reati di vario genere, oppure lo pagavano perché miserabile, in stato di indigenza però spesso questi consoli non rilasciavano la patente, oppure c"era un"altra possibilità, forse la più triste ancora, tornare come carne da cannone, appunto se parlava anche prima. Per i soldati lo stato pagava il biglietto e infatti Diamante quando ebbe questa possibilità, di partire, finalmente di avere i soldi per partire, se ne partì. Ecco tutte queste cose le ho imparate leggendo i rapporti diplomatici, dei quali ho parlato forse male, devo dire anche invece ci sono state delle eccezioni straordinarie fra cui la più straziante di tutte, quella di un giovane diplomatico che stava a Detroit, a Denver, che all"epoca era un po" il Far West, e lui si occupava di 10 stati americani, tutti quelli di recente formazione, quando Diamante arriva in America addirittura per esempio il Nebraska, uno stato che sta nascendo in quel momento, il Nebraska non sta molto ad ovest quindi per farsi un"idea erano gli anni in cui si stava codificando la frontiera, e questo console si occupa di centinaia di migliaia di italiani sparsi in questi stati. Lui è un giovane di buona famiglia che a un certo punto impatta in questa realtà sconvolgente e decide di mettersi per una volta dalla parte degli altri e quindi comincia a pensare che tutte le persone che sono infortunate sul lavoro, che sono morte sul lavoro, ci sono centinaia di ragazzi spiaccicati da un treno oppure con una spina dorsale spezzata in miniera, che si sono arenati nei vari paesi, paesi neanche, in questi luoghi di legno in mezzo al West. E questo giovane console pensa che abbiano diritto a un indennizzo per esempio oppure a essere rimpatriati, si comincia a occupare di questo e ho letto tutte le carte che mette insieme, 379 storie di 379 giovani vite falciate, una specie di spoon river dei caduti italiani sulla strada dell"America, dell"America costruita dagli operai italiani, slavi, macedoni e così via e questo lavoro diplomatico chiaramente per questi nessuno non piace, e infatti curiosamente questo giovane console è l"unico che poi viene trasferito, e quindi nessuna di queste 379 persone poi ha mai avuto giustizia.